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Anestesia e rischio di Alzheimer
Dementia News 70, febbraio 2007
Il numero di febbraio del Journal of Neuroscience ospita un articolo basato su dati di laboratorio, in cui si avanzano alcune preoccupazioni circa la possibilità che un gas anestetico per inalazione, l'isofluorano, causi alterazioni a livello cerebrale tali da promuovere la malattia di Alzheimer (Xie Z et al., 2007). Occorre subito sottolineare che l'articolo presenta risultati ottenuti in vitro utilizzando cellule in coltura, non ancora studiati né in vivo né nel corpo umano, e quindi non direttamente trasferibili nella pratica clinica.
Alla maggior parte dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico vengono somministrati anestetici per inalazione, soprattutto aloalcani e aloeteri di piccole dimensioni molecolari. Negli anziani, in conseguenza dell'anestesia e della chirurgia, possono verificarsi problemi cognitivi a lungo termine, e un precedente intervento potrebbe anche rappresentare un fattore di rischio per malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson. Qualche anno fa si ipotizzò che gli anestetici per inalazione contribuissero a questi effetti favorendo in modo durevole l'oligomerizzazione peptidica. Un gruppo di ricerca di Philadelphia ha, in effetti, mostrato che l'alotano e l'isofluorano aumentano l'oligomerizzazione di beta amiloide e la citotossicità nei confronti di cellule in coltura, legando piccole specie oligomeriche (Eckenhoff RG et al., 2004). Il problema è stato poi approfondito dal gruppo di Rudolph Tanzi nel 2006 e ora ulteriormente ampliato nell'articolo pubblicato sul Journal of Neuroscience. I nuovi risultati mostrano che l'isofluorano induce apoptosi (cioè morte cellulare programmata) e aumenta la formazione e l'aggregazione di beta amiloide. Un tale effetto appare dovuto al fatto che l'isofluorano favorisce innanzitutto l'apoptosi, che a sua volta aumenta i livelli degli enzimi implicati nel metabolismo del precursore di amiloide e, di conseguenza, la secrezione di beta amiloide. L'isofluorano promuove inoltre l'aggregazione di beta amiloide. L'accumulazione degli aggregati può poi favorire l'apoptosi, generando un circolo vizioso che, in ultima analisi, porta alla morte cellulare.
Allo stato attuale, anche se è certamente prematuro sostenere che l'isofluorano debba essere sostituito con altri anestetici non per inalazione, i risultati citati suggeriscono in modo pressante la necessità di una valutazione epidemiologica estesa sul rischio di Alzheimer associato all'anestesia e ai vari anestetici, una questione di indubbio rilievo clinico. Da un punto di vista più generale, le evidenze finora emerse supportano ulteriormente l'idea che vari farmaci attivi sul SNC possono modulare, almeno in vitro, il sistema di beta amiloide; se ciò possa a sua volta modificare il rischio di sviluppare malattia di Alzheimer deve, tuttavia, ancora essere stabilito. Inoltre, è possibile che la migliore conoscenza della modulazione da parte dei farmaci attivi sul SNC del metabolismo della proteina precursore di amiloide fornirà indicazioni per studi epidemiologici od osservazionali volti a definire con maggiore precisione il ruolo di beta amiloide nell'Alzheimer.
prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia
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