Adiposità e rischio di demenza: un'associazione complessa

Dementia News 71, marzo 2007

Un interessante lavoro pubblicato dal gruppo di Richard Mayeux della Columbia University di New York ha esplorato l'associazione tra adiposità, malattia di Alzheimer (AD) e demenza associata a ictus (DAS). Lo studio, basato da un punto di vista generale sull'osservazione che l'obesità è correlata alle malattie vascolari e all'ictus, mirava a stabilire l'esistenza di un'eventuale associazione con demenze senza (AD) e con (DAS) una forte componente vascolare.

Gli autori hanno seguito per 5 anni alcune centinaia di persone ultrasessantacinquenni, non dementi al momento dell'arruolamento, misurando l'indice di massa corporea (BMI, 893 persone), la circonferenza alla vita (WC, 907 persone) e le variazioni di peso (709 persone). I soggetti arruolati in questo studio longitudinale costituivano un campione casuale selezionato tra gli aderenti a Medicare (un programma di assicurazione sanitaria statunitense) residenti nella zona nord di Manhattan.

Durante il follow up sono stati registrati 112 casi di AD e 53 casi di DAS, diagnosticati secondo le procedure standard. I risultati del gruppo della Columbia University sembrano indicare che l'adiposità è associata a un aumentato rischio di sviluppare demenza nel gruppo di anziani più giovani (65 - 75 anni). Vale la pena di ricordare che l'adiposità è associata a iperinsulinemia e diabete, entrambi possibili fattori di rischio per la demenza. Un peso basso o la perdita di peso nella fase preclinica della malattia costituivano fattori confondenti, e inoltre l'associazione era meno chiara o assente nel gruppo di pazienti più anziani (>75 anni). Ciò suggerisce che l'associazione tra adiposità e demenza non sia lineare, fatto che potrebbe spiegare perché altri studi abbiano riportato dati contrastanti sui rapporti tra BMI e rischio di demenza.

In particolare, gli autori hanno descritto una relazione a U tra BMI e demenza nel gruppo più giovane di anziani, quelli di età compresa tra i 65 e i 75 anni, mentre un più elevato BMI è apparso correlato a un minore rischio di demenza nel gruppo dei più anziani. I risultati sono in certa misura coerenti con i dati di letteratura che indicano come l'associazione tra BMI elevato e mortalità cardiovascolare sia attenuata nei gruppi di età più avanzata e che un elevato BMI è un fattore di rischio per diverse malattie, compresa la demenza, nei più giovani, mentre diventa un predittore di ridotta mortalità nei più vecchi.

Gli autori descrivono anche un'associazione significativa tra circonferenza alla vita, un'altra misura di adiposità, da alcuni ritenuta migliore nell'anziano, e aumentato rischio di demenza associata a ictus. L'associazione era più debole tra WC e AD e, in questo caso, osservabile solo nel gruppo di anziani più giovani, ancora una volta a sottolineare la complessità dell'associazione tra i parametri misurati e la demenza.

Nel complesso, l'impressione che si ricava dall'articolo, così come dalla letteratura degli ultimi due anni, è che l'adiposità e il soprappeso contribuiscano al rischio di demenza nei più giovani forse aumentando il rischio metabolico e vascolare. Al contrario nei più anziani un peso più basso, una minore adiposità o la perdita di peso hanno un valore prognostico negativo. I risultati riportati dal gruppo della Columbia University rilevano l'importanza degli studi longitudinali per meglio valutare l'effetto dei fattori di rischio sullo sviluppo di demenza e inoltre suggeriscono che gli interventi mirati a promuovere stili di vita salutari hanno una migliore probabilità di essere un'efficace misura preventiva se attuati nella vita adulta e, forse, nelle prime fasi dell'invecchiamento.

prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia

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