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Dalla neuropatologia un contributo al dibattito sul ruolo di beta amiloide nella malattia di Alzheimer
Dementia News 72, aprile 2007
Un Il dibattito sul ruolo causale di beta amiloide quale determinante della malattia di Alzheimer (AD) non è ancora risolto ed esistono in letteratura posizioni diverse. Un nuovo importante contributo è offerto da un articolo pubblicato su Acta Neuropathologica da un nutrito gruppo di ricercatori statunitensi, finlandesi e olandesi, alcuni dei quali piuttosto noti (Wegiel et al. 2007).
L'articolo riporta un'indagine neuropatologica sui cervelli di 99 pazienti, 32 controlli, 31 affetti da sindrome di Down (DS) e 36 casi di AD. Da notare che l'età dei controlli variava da 3 mesi a 102 anni. L'indagine mirava specificatamente a stabilire se la presenza di beta amiloide a livello intraneuronale rappresenti una manifestazione precoce dell'AD e determini la successiva formazione di placche e gomitoli neurofibrillari. Allo scopo gli autori hanno esaminato le modalità di accumulo intraneuronale di beta amiloide nel corso dello sviluppo, dell'età adulta e dell'invecchiamento nei soggetti di controllo e le sue variazioni nei pazienti affetti da DS o AD. I metodi impiegati erano basati su tecniche di immunocitochimica e sull'uso di vari anticorpi in grado di distinguere i diversi frammenti di beta amiloide e le sue forme intere (di 40 e 42 amminoacidi). Tutte le analisi sono state fatte da operatori ciechi rispetto alle informazioni cliniche o demografiche sui pazienti. Alcuni dei frammenti di beta amiloide rilevati nei tessuti sono stati identificati anche mediante spettrometria di massa.
La scoperta più rilevante dello studio è che beta amiloide è presente nei controlli nella maggior parte delle strutture cerebrali indagate a partire dalle età più giovani e nella vita adulta. La forma intraneuronale è costituita da beta amiloide 17-40 e 17-42, cioè dalle forme generate dal taglio proteolitico del precursore da alfa e gamma secretasi. Le concentrazioni intraneuronali maggiori di questo peptide sono state riscontrate in aree poco suscettibili nell'AD alla formazione di placche e gomitoli neurofibrillari. Al contrario, il materiale trovato in sede extracellulare nei cervelli AD era costituito soprattutto da beta amiloide 1-40 e 1-42, generate da beta e gamma secretasi.
I risultati indicano quindi che la presenza intraneuronale di beta amiloide non è un prodromo di amiloidosi cerebrale e di degenerazione neurofibrillare. Inoltre, la presenza di beta amiloide durante l'intero arco della vita suggerisce, secondo gli autori, che beta amiloide 17-40/42 è un prodotto del metabolismo cellulare che (1) non limita la sopravvivenza cellulare, (2) non predispone alla formazione di placche e (3) non causa degenerazione neurofibrillare.
Il lavoro supporta ulteriormente l'idea che alcuni dei frammenti generati dal precursore di beta amiloide sono normalmente presenti nel cervello, dove svolgono probabilmente un ruolo fisiologico, e che il contributo della disregolazione di beta amiloide alla patogenesi dell'AD presenta quindi ancora molti aspetti meritevoli di studio e accurata valutazione.
prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia
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