Neuroinfiammazione e malattia di Alzheimer:
nuovi dati rilanciano l'ipotesi e la possibilità di trattamento

Dementia News 79, gennaio 2008

Un articolo e un editoriale di accompagnamento, pubblicati sul numero di gennaio del Journal of Neuroinflammation (Tobinick, Gross 2008 e Griffin 2008), rilanciano l’ipotesi circa il ruolo dei processi infiammatori nella malattia di Alzheimer (AD), in particolare di TNFalfa, delineando al contempo nuove possibilità di intervento con farmaci diretti contro di esso.
TNFalfa aumenta l’espressione di interleuchina 1, che a sua volta favorisce la formazione di placche e gomitoli neurofibrillari e inoltre ha effetti acuti sulla fisiologia sinaptica. Queste e altre osservazioni di letteratura suggeriscono che la modulazione di tale citochina possa costituire un interessante bersaglio terapeutico nell’AD.
Tobinick e Gross hanno esplorato tale possibilità in uno studio pilota, pubblicato nel 2006, trattando settimanalmente per 6 mesi 15 pazienti AD con etanercept, una proteina ricombinante che lega TNFalfa impedendone l’interazione con i recettori. L’esperienza su etanercept nel trattamento di malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide è ampia e ha facilitato la realizzazione dello studio. La via di somministrazione scelta è stata quella perispinale extratecale a livello della nuca, una via, sviluppata originalmente dagli stessi autori, che dovrebbe migliorare la somministrazione di etanercept al cervello attraverso il sistema venoso cerebrospinale.
L’articolo al quale si riferisce questo Editoriale descrive in dettaglio uno dei 15 casi trattati. Si tratta di un paziente AD che ha mostrato un miglioramento cognitivo rapido, accuratamente valutato, entro pochi minuti/ore dalla somministrazione perispinale di etanercept. Il caso va messo in prospettiva. Tutti i 15 pazienti trattati e descritti nell’articolo del 2006, sopra citato, avevano mostrato miglioramenti dopo trattamento a lungo termine. Nel corso di quello studio gli autori avevano già notato ripetutamente un fenomeno di grande interesse: miglioramenti acuti delle funzioni cognitive pochi minuti dopo il trattamento. Questi effetti sono ora studiati in dettaglio nel caso qui descritto. I miglioramenti riguardano diverse aree cognitive, tra cui le funzioni esecutive.
Da un punto di vista generale si tratta di studi su numeri molto piccoli (e addirittura della descrizione di un singolo caso) e quindi sia l’appropriatezza del particolare sistema di somministrazione sia gli effetti di etanercept andranno valutati su più ampia scala. Dal punto di vista conoscitivo e per le prospettive che si presentano, vale la pena leggere e meditare l’articolo. L’effetto immediato del trattamento potrebbe essere correlato al blocco degli effetti sinaptici acuti di TNFalfa e suggerisce l’esistenza di un’interessante area ancora inesplorata ai fini dello sviluppo di interventi terapeutici. Nell’attuale visione della trasmissione sinaptica la glia avvolge le sinapsi e rilascia i “gliotrasmettitori”, tra i quali TNFalfa, che regolano l’attività sinaptica. Nell’AD tale attività sarebbe negativa (perché troppo accentuata o perché esercitata su un substrato neuronale già compromesso) e il trattamento con etanercept la attenuerebbe.
Nel complesso si tratta di un’informazione concettualmente importante, che riporta l’attenzione del mondo della ricerca agli eventi sinaptici acuti in relazione alla malattia, a beta-amiloide (si può vedere in proposito il nostro Preda et al. 2007) e ad altri fattori di regolazione che ruotano attorni ai meccanismi sinaptici acuti in aggiunta a quelli legati alla neurodegenerazione a lungo termine.


prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia

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