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Una nuova prospettiva su amiloide (non beta amiloide)
Dementia News 80, febbraio 2008
Ho voluto dedicare l’Editoriale di questo mese a un argomento insolito, solo marginalmente legato alla malattia di Alzheimer (AD): la possibilità che formazioni amiloidee possano funzionare da forme deposito per la somministrazione a lento rilascio di alcuni principi attivi a struttura peptidica.
L’Editoriale prende spunto dall’articolo di Maji et al. che offre molti suggerimenti interessanti, alcuni dei quali potrebbero avere ricadute sulla conoscenza di funzioni e dinamica di beta amiloide nell’AD.
Gli Autori hanno affrontato il problema in modo diretto: le formazioni amiloidee sono aggregati proteici organizzati che autopolimerizzano reclutando monomeri solubili e che rimangono stabili in condizioni chimiche, fisiche e biochimiche sfavorevoli. Tali proprietà rendono le formazioni amiloidee interessanti per l’applicazione in vari campi, dalle nanotecnologie alla bioingegneria, e anche per la formulazione di preparati a lento rilascio attivi per giorni o settimane.
Quest’ultima possibilità è stata studiata dagli Autori dell’articolo usando analoghi dell’ormone rilasciante le gonadotropine (GnRH). Va ricordato che amiloide è un termine generale riferito a una conformazione a foglietto beta ripiegato che può essere assunta da una proteina; beta amiloide dell’AD è solo uno dei molti possibili esempi di proteina amiloide. Esistono molte altre proteine amiloidi che possono produrre malattie degenerative e altre ancora che possono avere effetti biologici favorevoli per la vita cellulare. Sono molte le proteine non omologhe che formano in certe situazioni fibrille amiloidi; gli Autori hanno dimostrato che gli analoghi del GnRH possono formare fibrille amiloidi in vivo e che la formazione di tali fibrille può prolungarne l’azione.
Tale dimostrazione ha richiesto a Maji et al. di effettuare una serie di esperimenti di controllo che possono avere rilevanza per le indagini su beta amiloide dell’AD. Gli Autori hanno ad esempio dimostrato che le fibrille amiloidi di GnRH non sono tossiche, cioè che la tossicità di peptidi formanti fibrille amiloidi potrebbe dipendere dal particolare peptide coinvolto e non dalla struttura fibrillare in sé. Maji et al. hanno anche dimostrato che l’iniezione delle fibrille amiloidi di GnRH non fa da nucleo di aggregazione per l’ulteriore produzione di amiloide a partire dalla proteina solubile endogena, né per l’aggregazione di altre proteine di significato patogenetico come alfa sinucleina.
Per usare le parole degli stessi Autori: “dagli studi effettuati si ricava che le proteine amiloidi non sono necessariamente associate a malattia, ma possono anche essere utili per trattare le malattie”.
prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia
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